Vitigni Minori, Campania

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Vitigni Minori

I “meno conosciuti” vitigni Campani

Si fa presto a dire Greco, Aglianico, Fiano! I vitigni minori grazie ad alcuni viticoltori con la “fissa” per il territorio e la riscoperta dei vitigni autoctoni ritornano in auge spesso con risultati pari ai fratelli maggiori. E voi ne conoscevate già qualcuno?

 

Fenile
Non abbiamo dati storici riguardanti questo vitigno anche se probabilmente il nome è dovuto alla sua colorazione che in piena maturazione riporta alla mente il fieno. Dopo esser stato riportato alla luce da un programma di recupero nel 2005 entra ufficialmente nel registro Nazionale delle varietà di Vite. E’ diffuso soprattutto nella provincia di Salerno ed in costiera Amalfitana dove fa parte della DOC Costa d’Amalfi, precisamente sottozona Furore. Allevato quasi sempre assieme ad altre specie viene raccolto tra fine Agosto ed inizio Settembre. La sua colorazione raggiunge la più seducente delle tonalità dorate. Vinificato in purezza ne consegue un vino dalla spiccata alcolicità, dai profumi neutri e grande freschezza. Vinificato spesso in blend con altra uve.

Forastera
Siamo ad Ischia, isola poco distante dal Golfo di Napoli, dove i paesaggi sono bellissimi e la maggior parte della viticoltura si fa ancora con gli asini. Conosciuto anni addietro anche con i simonimi di Forastiera, Furastiera o Frastiera viene iscritta al Registro Nazionale negli anni ’70 dopo esser stato citato per molti anni in testi storici. Il suo nome in base all’etimologia fa supporre che questa uva provenisse probabilmente dall’estero, ma nulla di certo. La sua produzione è molto ridotta oltre che autorizzata esclusivamente in alcune zone come Ischia, Procida, Campi Flegrei (litorale), Penisola Sorrentina, Costiera Amalfitana. Offre un vino di grado alcolico contenuto, dagli aromi semplici di frutta e fiori freschi, e di colore giallo paglierino con riflessi verdolini, Spesso vinificato in blend con il più famoso Biancolella.

 

Ginestra
Storicamente confuso con il un altro vitigno campano, sotto il nome di Biancazita nel 1870 circa si fa riferimento ad una netta distinzione tra le due varietà: Biancazita ( l’attuale Falanghina Flegrea) e la Biancazita d’Amalfi (appunto la Ginestra). Conosciuta anche come Nocella, Genestrello o Biancatenera, questa uva domina sulla Costiera Amalfitana. Il sistema di allevamento più utilizzato resta la pergola. Il grappolo si presenta piccolo e spargolo, con acini piccoli a forma di ellisse, matura genericamente verso la terza decade di Settembre. Quasi mai vinificato in purezza. Dall’uva si ottiene un vino giallo paglierino dagli accentuati sentori di ginestra, oltre che una moderata alcolicità e buona freschezza.

 

Casavecchia
Pontelatone, Caserta. Alla fine dell’Ottocento viene rinvenuta accanto ad una casa di campagna diroccata una vita di oltre cento anni, da qui il nome attribuitogli dai contadini locali. Oggi vitigno alla ribalta assieme al fratello maggiore Palagrello Nero, il Casavecchia è diffuso soprattutto nei comuni limitrofi a Pontelatone, questo per via della sua poca adattabilità in altre aree. Ha una grappolo di apprezzabile dimensioni con acini piccoli ed ellittici, buccia spessa e pruinosa che va dal blu al nero. Si attende anche fino a metà Ottobre per la sua raccolta. Negli ultimi anni la vinifcazione in purezza di questo vitigno sta dando risultati nuovi ed interessanti. L’Università di Agraria di Portici sta sfruttando al meglio le sue potenzialità. Il suo buon grado alcolico e la bassa acidità, lo rendono perfetto per la cucina locale. Dal 2011 rientra nella DOC Casavecchia di Pontelatone e la sua estensione vitata è in aumento grazie ai produttori della zona.

 

Sciascinoso
Per molto tempo confuso con l’Olivella anche dal grande ampelografo Frojo, oggi è confermata l’ipotesi che i due vitigni appertangano a due verità distinte, viste anche le differenze morfologiche. Lo Sciascinoso è diffuso in tutta la Campania ed iscritto al Registro Nazionale dal 1970. Rientra nelle DOC Sannio, Lacryma Christi del Vesuvio, Campi Flegrei, Penisola Sorrentina, Costa d’Amalfi. Uva a maturazione tardiva, dà vini con piacevoli aromi fruttati di frutti di bosco, con un colore rubino carico ma allo stesso tempo poveri di struttura: spesso infatti è utilizzato in blend con Aglianico o Piedirosso.

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