Il Piedirosso: un vitigno da domare

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Il Piedirosso

Breve storia e caratteristiche

Il Piedirosso è un vitigno molto antico, infatti le prime tracce si fanno risalire all’epoca romana, età in cui venne citato per la prima volta da Plinio il Vecchio come ‘Colombina’. Deve il suo nome al colore rosso che acquista il rachide con la maturazione dell’uva, questo ricorda appunto il piede del colombo oppure, come si dice in napoletano, o’ Per’e Palummo. La somiglianza, come si può notare dalla foto, è innegabile.

piedirosso-pide di colombo

Il Piedirosso è un vitigno autoctono della zona di Napoli, che si è diffuso anche nell’Avellinese, nella zona del Vesuvio e del Monte Somma tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Di recente è stato rivalutato dopo un perido di abbandono o comunque in cui è stato relegato alla produzione di vino sfuso oppure usato come uva secondaria.

I motivi del suo abbandono sono molteplici: principalmente perchè è un’uva difficile da governare, con un squilibrio nello sviluppo vegeto-produttivo, per cui la ridotta produzione di uva non comporta una maggiore concentrazione di sostanza.  Il Piedirosso predilige la crescita del fogliame a discapito dei grappoli, questo comporta un ritardo nella loro maturazione, infatti richiede un’attenzione scrupolosa in tempo di raccolta per evitare che si vendemmi prima della completa maturazione, motivo per cui la sua raccolta, quasi sempre manuale, avviene tra la seconda e la terza decade di ottobre. Anche in cantina inoltre richiede estrema premura perchè è un vino che, se non adeguatamente ossigenato, in fase di fermentazione tende alla riduzione.

La sua rivalutazione è dovuta molto probabilmente a una nuova visione della cucina campana, fatta di ingredienti più semplici e ricette meno elaborate, di media struttura, a base di vegetali ad esempio, a cui il Piedirosso può offrire un ottimo abbinamento, senza dover scomodare un Aglianico o forzare un bianco. Grazie alla sua buccia sottile dà dei vini non troppo tannici, snelli, beverini e con un corpo contenuto. Non mancano i sentori sia floreali che fruttati, che lo rendono piacevole al naso e al gusto. Oggi ci sono critici che lo paragonano a un vitigno francese importante come il Pinot noir.

Le facce del Piedirosso

raffaele moccia viticoltorePer l’evento “Le facce del Piedirosso” ci siamo focalizzati su come il terroir influenzi questo vitigno, portando nel bicchiere ogni volta un vino diverso, fotografando il territorio che lo ospita. In particolare abbiamo degustato Agnanum Per’e palumm di Raffaele Moccia, l’uomo dalle 7 zappe,   simbolo della viticoltura eroica dei Campi Flegrei. Viti ultracentenarie di Piedirosso a piede franco, proprio a ridosso della Riserva naturale degli Astroni, zona collinare ricca di microelementi vulcanici, che influenzano e arricchiscono le uve di aromi e sapori unici. Il terreno in cui cresce è composto di tre strati: uno sabbioso di cenere vulcanica e rocce minerali, il secondo strato di pietra pomice e lapilli, il terzo più profondo è a’ ven de fuoco, roccia basaltica con la consistenza del pepe. Le radici delle viti, a causa della scarsa capacità idroscopica del terreno,  si infittiscono e scendono in profondità alla ricerca di acqua regalando al vino sentori floreali di rosa e viola, aromi fruttati di more, mirtilli e prugna, ma anche una mineralità e una sapidità che gli regalano un equilibrio e un carattere unico e irripetibile.

cantine sorrentino vesuvio

Di natura sempre vulcanica è anche il Piedirosso bio 7 Moggi di Sorrentino vini, qui il vulcano però è un altro: il Vesuvio. Siamo nella zona di Boscotrecase altro territorio molto vocato per la produzione di quest’uva, che grazie alla ricerca delle condizioni viticole ed enologiche da parte dell’azienda oggi è possibile assaggiare un vino che esalta le potenzialità del vitigno. Un vino di un rosso rubino dai toni vivaci, con sentori di frutti rossi come la ciliegia e l’amarena, ma con note anche zolfose e balsamiche, che lo rendono gradevole e armonico. Un ottimo abbinamento può essere con il pomodorino del piennolo giallo o rosso tipico di quelle zone vesuviane.

Tramonti - cantine apicella

Di tutt’altro tipo è invece il Piedirosso della Cantine Apicella, di Giuseppe e Prisco Apicella, siamo a Tramonti, la parte alta della Costiera Amalfitana sul golfo di Salerno. Troviamo qui un vino essenziale, che lascia spazio al vitigno, con un corpo snello e delicato, dal colore rosso rubino con riflessi violacei abbastanza trasparente data la scarsa presenza di materia solida. Un vino che va bevuto giovane, fresco, poco tannico, ottimo per aperitivi, abbinabile anche con piatti di pesce. Al naso spicca una delicata nota di pepe nero che accompagna i sentori fruttati e floreali.

sannioInfine con il Piedirosso di Fulvio e Imma Cautiero abbiamo una voce fuori dal coro. Siamo nel Sannio, a Frasso Telesino in provincia di Benevento, sul versante occidentale del parco regionale “Taburno Camposauro”, zona molto vocata per l’Aglianico, vino verso il quale questo Piedirosso sembra orientarsi. Cresce su un terreno argilloso di scheletro calcareo, con un clima collinare, che regala al vitigno un grado zuccherino maggiore riscontrabile in un volume di 13.5% gradazione anomala per un Piedirosso. Dal colore pieno di un rosso rubino intenso con sfumature violacee, troviamo un vino abbastanza consistente con una buona tannicità, caldo e dal corpo rotondo. A naso oltre ai tipici sentori di viola, mora e prugna si aggiunge una nota ematica e una balsamica che ne arricchiscono il bouquet.

Insomma questo viaggio per la Campania attraverso il Piedirosso ha sorpreso noi e i nostri ospiti, lasciondoci tutti piacevolmente “Suggestionati”!

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