“Palinure”, il vino dedicato alla celebre località di Palinuro. Storia e degustazione

“Palinure”, di Vitivinicola San Salvatore di Peppino Pagano

il vino dedicato alla celebre località di Palinuro.
Storia e degustazione

Palinure

Ho visto un bufalo tra le vigne è lo slogan dell’azienda Vitivinicola San Salvatore di Peppino Pagano. Ci troviamo nel cuore del Parco del Cilento in un’area che si estende tra Stio, Paestum e Giungano. Peppino Pagano oltre ad essere un imprenditore di successo nel settore turistico-alberghiero è stato anche un sognatore portando sulla strada del successo l’azienda agricola. I suoi punti di forza sono stati il rispetto dell’identità ecologica e i ritmi naturali. Infatti il tipo di agricoltura utilizzata è quella biologica e la cantina che sorge a 700m di distanza dalla vigna è dotata di un impianto fotovoltaico da 96Kw che consente di ridurre al minimo l’immissione di anidride carbonica nell’atmosfera. L’altro punto forte è stato quello di avvalersi della collaborazione di Riccardo Cotarella, uno dei più grandi enologi d’Italia.

In poco tempo da realtà locale è diventata realtà nazionale e internazionale, riscontrando consensi e ricevendo premi per i suoi vini d’eccezione. L’azienda San Salvatore però, non si ferma alla produzione di vini ma si dedica anche alla produzione di olio, confetture e formaggi grazie all’allevamento di bufale e la presenza di frutteti.

La degustazione del Palinure

Il vino che oggi andiamo a degustare è “Palinure”, un vino bianco Paestum IGP del 2018. Il nome si rifà all’affascinante e selvaggia località campana, Palinuro in provincia di Salerno, protagonista nell’Eneide di Virgilio. E’ un blend paritario di fiano, greco e falanghina, coltivate nella zona di Capaccio – Paestum (in Cilento). Le uve crescono su terreni calcarei-argillosi e vengono vendemmiate con il sistema manuale e vinificate con pressatura soffice, la fermentazione avviene in serbatoi di acciaio, sempre in acciaio abbiamo l’ affinamento per 8 mesi per poi proseguire in bottiglia.

Per quanto riguarda l’analisi organolettica il vino si presenta di colore giallo-paglierino molto lucente e già dal colore possiamo avere degli indizi su quale tipologia di odori e sapori troviamo nel bicchiere. Infatti i primi profumi che arrivano al naso sono gli odori di frutti a polpa bianca, banana, pesca bianca, mela. Lasciandolo aprire ancora un po’ riusciamo a captare odori freschi e minerali. La conferma ci viene data dal palato infatti è un vino dal sapore particolare dove troviamo tutta la freschezza del Cilento.

“Palinure” è un prodotto ben “studiato” in quanto l’assemblamento dei tre vitigni autocnoni dalle caratteristiche diverse ma complementari gli dona particolarità infatti la falanghina favorisce il carattere acidulo del vino, il fiano dona la corposità e il greco assicura quel tocco di fresca mineralità. Quello che si suol dire una miscela perfetta dei tre. Ha un finale sapido e persistente, non dimentichiamoci il fattore “mare” che contribuisce.

Quindi per il suo gusto estivo è ben adatto per un aperitivo. Da provare su un risotto alla zucca, ieri ne ho testato l’abbinamento e si sposava perfettamente, per contrasto, con la dolcezza della zucca. Ben si abbina, inoltre, con spaghetti alle vongole, formaggio primosale e zuppa di legumi. Suggerisco di provarlo anche con la mozzarella.

La temperatura ottimale per assaporarlo è di 8°-10° C in un calice da bianco.

Emilia Costa

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