Massimiliano Serpe: “A Napoli anche l’aglio è nato con la camicia”. Ricette di una casa napoletana

Massimiliano Serpe
In foto: a sinistra Massimiliano Serpe e sua moglie Lucia Loffredo. A destra una copia del libro.

Cosa più di un libro può tenere vive le tradizioni gastronomiche di un paese? C’è un libro in particolare che ha stuzzicato la nostra attenzione già dal titolo: “A Napoli anche l’aglio è nato con la camicia”, scritto da Massimiliano Serpe, che insieme asua moglie Lucia Loffredo hanno raccolto le ricette di famiglia. Un libro quindi ascritto a quattro mani da una coppia che nella vita ha scelto di tutelare con questo progetto le tradizioni gastronomiche campane partendo dalle ricette di famiglia che vengono quotidianamente preparate da anni. Ricette tramandate da generazioni, e che con questo libro rimarranno per sempre.

Abbiamo intervistato Massimiliano e con lui abbiamo parlato del libro e della tradizioni della gastronomia partenopea. Tradizioni che vann0 tutelato partendo dalle ricette di famiglia.

Come nasce la passione per la cucina? 

“Sin da piccolo, i miei nonni avevano una salumeria classica napoletana, dove si preparava anche del cibo, sono cresciuto in quell’ambiente e mi ha sempre affascinato tutto quello che riguardasse il cibo, le colture, la pesca. Poi, mia mamma è la classica donna di casa, legata alle tradizioni, alle usanze, ai cibi da preparare in conserva, quindi sono cresciuto con queste abitudini che mi hanno accompagnato anche da sposato con mia moglie che si è sempre dedicata alla casa e alla famiglia, cercando, per quanto è stato possibile, di non abbandonare le tradizioni”.

Lei ha scritto il libro “A Napoli anche l’aglio è nato con la camicia” come nasce l’idea di questo libro? 

“L’idea del libro nasce proprio dalla passione per la cucina e dalla raccolta di molte ricette che aveva mia nonna, mia mamma, qualche mia zia che nel corso degli anni avevo accumulato. Lo abbiamo scritto a quattro mani assieme a mia moglie già da qualche anno, l’anno scorso abbiamo trovato il coraggio e il tempo di completarlo. Nella sostanza ci piacerebbe che non si perdessero le tradizioni che la nostra cucina ha sempre avuto”.

Come ha scelto le ricette da inserire all’interno del libro?

“Le ricette tutte, sono il vero menù di casa nostra, di una casa napoletana che non ha ancora abbandonato il legame della tradizione, della stagionalità e del buon cibo. Molti piatti si fanno con più frequenza, molti altri si attende qualche occasione e un pò di disponibilità di tempo per prepararli. Molte ricette sono legate alle stagionalità, vedi le conserve, i liquori, molte altre al quotidiano vivere”.


Qual è la sua ricetta preferita inserita nel libro e quale quella che nel libro invece non c’è? 

“Amo i dolci in particolare, il babbà mi piace proprio prepararlo sia a forma di torta sia a monoporzione, ma in effetti sono affezionato particolarmente a tutte. I mostacciuoli in particolare mi sono rammaricato di lasciare fuori dal libro, ma molte altre ricette ancora della nostra tradizione si potevano inserire. Ci siamo dovuti fermare perchè ci eravamo imposti di testare ogni ricetta e ogni ingrediente, per ovvie ragioni di attendibilità ma abbiamo in mente di farne una nuova edizione un pò più arricchita”.

Qual è il piatto che un napoletano deve assolutamente saper preparare? 

“Una pasta e fagioli, non necessariamente con le cozze è il piatto che credo un napoletano verace “anche non amante della cucina” debba sapersi cimentare”.

Quali sono i suoi progetti editoriali futuri? 

“In questi giorni è stata pubblicata la versione inglese del libro, stiamo preparando un ampliamento di quello in Italiano, come le dicevo e già da qualche tempo stiamo lavorando sulla stessa tipologia di libro, ma della cucina pugliese. Ho vissuto per ragioni lavorative in Puglia e mi sento di saperne un pò su questa bellissima regione e sulle sue tradizioni”.

Quanto è importante mantenere vive le tradizioni gastronomiche attraverso i libri di cucina? 

“La cultura di un popolo é la sua storia, quindi le sue tradizioni, senza queste non si va da nessuna parte, fermo restando che serve il rinnovamento, il moderno e quanto altro, ma la storia è la base da cui partire, come le radici di un albero , le fondamenta di una casa”.

Qual è la ricetta più rappresentativa di Napoli? 

“Oltre alla pizza, credo le sfogliatelle e sicuramente il ragù. Ho vissuto qualche anno in Inghilterra, in realtà si tende a confondere molto il cibo, se vuoi mangiare napoletano devi andare nel ristorante specifico che non è detto che sia quello italiano in particolare, dove trovi “la Bolognese, la Amatriciana, il Tiramisù eccetera””.
Grazie a Massimiliano Serpe per la bellissima intervista.
Nunzio Zeccato
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