Lo Chef casertano Adriano Di Silvio: “L’agricoltura è alla base del mio progetto ‘Il Cuoco Agricolo'”

Clementina Paone

Adriano Di Silvio

La storia della gastronomia è un percorso legato ad avvenimenti scanditi dai comportamenti umani nel corso dei secoli. La ricerca, il cibo, la lotta per procurarselo hanno determinato la storia di intere civiltà. La ricerca di Adriano Di Silvio possiamo riassumerla in un’unica formula vincente: struttura, ingredienti, qualità, cucina. Un progetto innovativo quello del “Cuoco Agricolo”, di vivere la terra che ospita i nostri semi fino ad accompagnare il prodotto finito sulle nostre tavole.

La creatività e la competenza giocano un ruolo di grossa rilevanza che permettono di valorizzare attraverso le testimonianze culinarie una storia facile da raccontare. Mangiare è un atto culturale che ha rispetto del passato ma deve affrontare il presente. Senza innovazione non c’èprogresso e senza di esso non c’è storia. A partire dalla coltivazione, organizzazioni di spazio, strumenti, invenzioni e scoperte.

Adriano Di Silvio, ci racconti come nasce il rapporto con la cucina?

“Sono nato a Maddaloni in provincia di Caserta, cresciuto tra pentole e sapori,  in un modo di vivere la cucina basato sulle tradizioni, che oggi sembra essere po’ accantonato ma non del tutto perso, per fortuna. Ho girato moltissimo l’Italia prima di trovare la mia vera ispirazione, in ogni luogo che ho visitato ho portato con me un tesoro di conoscenza che perfeziono, giorno dopo giorno. La miastenia nel mondo della cucina ha avuto inizio a Formia dove ho frequentato l’Istituto Alberghiero Angelo Celletti. Ho lavorato a Como, a Milano e in molte altre città della penisola. Ho scelto come destinazione definitiva Padula in provincia di Salerno”.

A cosa si ispira Adriano Di Silvio per la realizzazione dei suoi piatti? 

“La mia fonte d’ispirazione più grande era e resterà sempre la cucina di mia Nonna. Una metodologia fatta di sapori e amore che rendeva speciale ogni semplice piatto. Sono un cuoco e la mia idea di cucina persevera nel tempo con dei principi semplici ma d’impatto”.

 

Qual è il piatto che più di tutti la rappresenta?

“Il piatto che più di tutti mi rappresenta è gli Spaghetti al pomodoro, la semplicità è difficile ma vince su tutto”.

Ci parli del suo progetto “Il Cuoco Agricolo”.

“Girando diverse cucine ho avuto modo di confrontarmi con molti professionisti del settore. Da cui ne ho carpito sempre qualche spunto che ha dato origine a nozioni. Regola fondamentale è l’aggregazione, il lavoro di squadra è tra le cose più importanti e difficili da trovare ma fondamentale per la riuscita di ogni singolo progetto. La mia personale esperienza mi ha permesso di elaborare un format tutto mio “Il Cuoco Agricolo” mi occupo di cucina a 360 gradi, seguo la semina, la crescita, sviluppo e cura di un prodotto seguendolo personalmente in tutte le fasi che lo portano sulle nostre tavole”.

Oltre ad essere uno chef, lei svolge anche attività di consulenza, ci parli di questo aspetto? 

“Mi occupo di consulenze, ed è mio compito anche il supporto tecnico di cui necessita un imprenditore oppure giovanissimi cuochi che desiderano affermarsi e crescere in questo fantastico mondo. Non è una strada semplice ma sta a noi non renderla solo tortuosa, come tutti i nuovi inizi cela preoccupazioni, misteri ma pian piano si acquisisce a pieno la consapevolezza di se stessi e si inizia a comunicare attraverso piatti, colori e sapori che ti inebriano l’anima”.