Identità partenopea: il Gragnano Ottouve di Gilda e Salvatore Martusciello

Salvatore Martusciello
L’ultima lezione della I edizione del corso online sull’avvicinamento al vino si è conclusa con “il botto”, mai termine fu più appropriato grazie al classico rumore di stappo della bottiglia del vino in degustazione. Ospite della serata è stato Salvatore Martusciello con il suo Gragnano Ottouve. Ospite si fa per dire perchè ormai è di casa di Associazione Sud Food! Abbiamo intrapreso insieme a lui un viaggio tra passato e presente alla scoperta dei suoi vigneti.

Il termine terroir sta appunto a indicare l’insieme di caratteristiche che rendono un luogo di produzione unico per elementi naturali e umani.

Sommelier e winelovers sanno bene che la parola terroir racchiude l’essenza del vino anche nella sua accezione più romantica se proprio vogliamo dirla tutta. Ogni vino è un prodotto che si identifica con un luogo, con le sue caratteristiche pedologiche, morfologiche, climatiche, storiche e culturali. Il termine terroir sta appunto a indicare l’insieme di caratteristiche che rendono un luogo di produzione unico per elementi naturali e umani.

Il Gragnano della Penisola Sorrentina DOC “Ottouve” rappresenta perfettamente tale concetto. Infatti non è semplicemente un vino ma è un’appassionante “storia liquida” di un territorio e delle persone che lo hanno prodotto. Rappresenta l’imprinting della napoletanità . Infatti chi è che non ricorda la scena memorabile del paltò di Napoleone in “Miseria e Nobiltà” dove don Pasquale (Enzo Turco) dice a Felice (Totò): “Ti fai dare due litri di Gragnano frizzante, assicurati che sia Gragnano. Tu lo saggi; se è frizzante, lo pigli, se no…desisti!”. 

Salvatore Martusciello

Parlare della storia di Salvatore Martusciello è un po’ come parlare di un pezzo di storia della Campania. Infatti insieme alla sua famiglia e al progetto Grotte del Sole, nel 1991, ha dato vita alla rinascita della viticoltura campana. Nacquero tre nuove aree a Denominazione di Origine Controllata: Penisola Sorrentina, sottozona Gragnano e Lettere, Campi Flegrei con Piedirosso e Falanghina, Aversa con l’Asprinio, recuperando territori e tradizioni ormai abbandonati e sempre più relegati ai margini.

Nel 2015 però il progetto Grotta del Sole finisce e Salvatore da solo, con forza e coraggio crea insieme alla moglie Gilda, una piccola azienda che riparte da dove tutto era nato con la sua famiglia. 

Il Gragnano è pastoso, denso ma allo stesso tempo scivoloso: come un lambrusco di più corpo, come un barbera di meno corpo. (Mario Soldati)

Con Ottouve Gragnano, insieme al fratello minore Lettere, ci viene raccontata la storia di un territorio e quella che è un’assoluta peculiarità  di questo prodotto cioè è uno dei pochi vini campani DOC ottenuti con uvaggio. I vitigni presenti sono otto: piedirosso, aglianico, sciascinoso, suppezza, castagnara, olivella, sauca, surbegna. Ma solo a distanza di anni si è saputa l’identità  dei cinque vitigni autoctoni minori, infatti quando nel 1994 era arrivata la DOC, nel Disciplinare di produzione questi vitigni non poterono essere esplicitati perché non se ne conosceva l’identità: caso più unico che raro nella storia dei disciplinari.

La degustazione

Salvatore Martusciello

L’annata 2019 di Ottouve ha un colore rosso porpora compatto e vivace, con semplice briosità ed grande persistenza. I sentori che si precepiscono al naso sono schietti, tipici ma mai scontati. Si percepiscono profumi di fragola, rosa e lampone, leggermente erbaceo e giustamente vinoso. La leggerezza nella bevibilità, grazie all’alcol contenuto, lascia spazio ad una gradevole sensazione di astringenza, buona freschezza e leggera sapidità, di medio corpo con ritorni fruttati persistenti. Per scomodare Mario Soldati, potremmo dire: “pastoso, denso ma allo stesso tempo scivoloso: come un lambrusco di più corpo, come un barbera di meno corpo”. Da bere assolutamente freddo, ad una temperatura di 9°C.

Di abbinamenti territoriali se ne potrebbe parlare a iosa, dai “Manfredi con la ricotta” agli “Gnocchi alla Sorrentina”, senza dimenticare la “Pizza napoletana” e “Salsicce e friarielli”.

Vorrei concludere con un ringraziamento a Salvatore Martusciello per essere stato custode della tradizione del territorio napoletano e del vino quale concetto culturale ancor prima che prodotto.

Emilia Costa

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