Riaprono due noti pub del vesuviano: Dorian Gray e The George Best. Parlano i soci

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Da sinistra: Andrea del Gaudio, Fabio Volpicelli Antonio Di Vincenzo

Dopo un lungo periodo di chiusura riaprono molte attività legate alla ristorazione. Abbiamo intervistato Fabio Volpicelli, Andrea del Gaudio e Antonio Di Vincenzo titolari di due importanti pub dell’area vesuviana: il Dorian Gray di San Giorgio a Cremano e The George Best a Torre del Greco.

Dorian Gray a San Giorgio a Cremano e The George Best a Torre del Greco, il primo con una storia ben consolidata il secondo di recente apertura. A quali difficoltà andranno in contro i due locali e se ci saranno differenze viste le due storie ben diverse?

Andrea Del Gaudio – Ogni locale racconta la sua storia. Dai bar, alle pizzerie, fino alle diverse tipologie di ristoranti. Ed è legata alle identità che prendono forma giorno dopo giorno. Il Dorian Gray, a San Giorgio a Cremano, è nato quasi sei anni fa ed è diventato un punto di socialità importante della Città: per cui, probabilmente, una delle difficoltà sarà arginare il suo carattere “conviviale”.

Le persone vengono al Dorian per “stare assieme”, per condividere l’intera serata, tra una birra e una chiacchiera di gruppo, anche fuori al locale. E questo, per adesso, si contrappone alle direttive nazionali, come giusto che sia, poiché affrontare l’emergenza è la priorità. Anche se sarà molto difficile “mettere in pratica” ogni singola misura di sicurezza”.

La stessa difficoltà l’avremo per il George Best, nato un anno fa, a Torre del Greco. Anche se più giovane, è comunque una public house, per cui un luogo piuttosto intimo, in cui è bello sentirsi “più vicini”. Ma credo che il pubblico ci aiuterà molto in questo, perché come diciamo spesso “siamo una famiglia”.

Molti professionisti del food non sono contenti delle norme disposte dal Governo, lei cosa ne pensa, il settore food è stato penalizzato? 

Fabio Volpicelli – Senza dubbio, il nostro settore ha subito colpi devastanti che potevano essere, in parte, evitati. La chiusura totale, che per molto tempo ha vietato anche il delivery e l’asporto, ha messo in discussione molte attività della ristorazione. Se pensi a quanti prodotti alimentari sono stati “sacrificati” perché a breve e media scadenza; se pensi alle spese fisse come gli affitti e le utenze per le quali, finora, non abbiamo ricevuto supporti; se pensi che i dipendenti (noi tra i due locali, ne abbiamo 25) non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione, a distanza di due mesi… Si è trattato di una manovra decisamente troppo dura per un territorio che non poteva incassarne i colpi.

Quali suggerimenti propone ai suoi colleghi? 

Fabio Volpicelli – Io consiglio di Rialzarsi e Agire. Di non guardare a ciò che è stato, ma attivarsi per ciò che potremo fare. A questo punto, non serve a nulla accusare lo Stato delle scelte che ha preso. È molto più utile prendere in mano ciò che abbiamo e capire cosa possiamo costruire. Noi siamo giovani e sicuramente non abbiamo la saggezza di “imprenditori formati”, ma la cosa che maggiormente ci ha aiutati è stata la Progettualità, costante e senza sosta. 

Quali soluzioni ha adottato per ricevere i suoi clienti e quanto costa ad un imprenditore con ben due pub riaprire a queste condizioni per preservare la clientela e i dipendenti? 

Antonio Di Vincenzo – Come da protocollo, abbiamo adottato tutte le misure per l’emergenza: 

  • distanziamento tra i tavoli e tra le singole sedute (1 metro tra una sedia e l’altra)
  • presenza di detergenti mani a disposizione dei clienti
  • mascherine per gli “addetti ai lavori”
  • massima attenzione alla temperatura corporea dei dipendenti
  • distanziamento tra le possibili sedute al bancone
  • percorsi differenti per l’entrata e l’uscita del pubblico

Ovviamente abbiamo già provveduto alla sanificazione di tutti i locali.

Il costo non è tanto “economico” quanto di gestione, poiché non è semplice per le attività come le nostre adottare tutte le disposizioni previste. Ma siamo certi che il nostro pubblico sarà comprensivo e collaborativo: se si lavora in squadra, l’obiettivo è sempre più raggiungibile.

Quanti posti a sedere a disposizione c’erano prima e quanti invece alla riapertura in entrambi i pub?

Antonio Di Vincenzo – In totale, tra i posti interni ed esterni di entrambi i locali, avevamo circa 250 posti a sedere. Con le disposizioni dei protocolli, ne avremo circa un 30% in meno. E non è una perdita innocua per un’attività che lavora di ristorazione e beverage. 

Ad oggi lei con due locali riesce a sognare l’apertura di un altro pub? 

Fabio Volpicelli – Abbiamo aperto il primo locale contro ogni consiglio, suggerimento o previsione, Perché eravamo innamorati perdutamente del progetto che avevamo in testa; più ne parlavamo, più si concretizzavano idee. Se molti giovani vanno via, oppure rinunciano ad avviare nuove attività è perché Qui è dannatamente difficile. È una lotta, e se non ci credi abbastanza non esistono “compromessi” che tengano.

Il Dorian è stato subito Amore. I feedback della nostra Città sono stati tanti e super-positivi. Quest’energia ci ha spinti ad aprire il George Best, ancora una volta nutriti dalle decine di Idee su cui ci confrontavamo. Se sogniamo un altro locale? Certo! Sognare e Progettare sono i motori imprescindibili del nostro lavoro. Magari un locale totalmente diverso, magari rivolto ad un target nuovo e impensabile. Magari… in un’altra Città. Chissà gli eventi cosa stanno preparando per noi!

Ci saranno novità in menù dei pub? 

Andrea del Gaudio – Sì, ci saranno. In realtà,  il nuovo menù del Dorian è stato presentato a febbraio scorso. Ma abbiamo deciso che fosse importante aggiungere “qualcosa” ad un periodo che ci ha fatto perdere un po’ il senso del tempo e della magia. L’unica cosa che posso dirti, per adesso, è che abbiamo creato un Hamburger di 400 grammi, ripieno di Caciocavallo e Funghi Porcini. Forse sono di parte, ma è “fortissimo”. Da provare assolutamente. Per il George Best ci saranno molte novità: molte sono già pronte, mentre altre sono ancora oggetto di “studio”. Quindi, molto presto si potranno gustare e bere  “nuove gioie”.

Se dovesse aprire ora il suo primo pub, Fabio Volpicelli lo aprirebbe? 

Fabio Volpicelli – Il Dorian si può aprire solo una volta nella vita. Tutte le coincidenze e i fatti che ci hanno portato Lì sono stati quasi magici. Se tornassi indietro, certo lo rifarei. Ma mi piace pensare che sia un’esperienza unica, da non poter ripetere neanche con l’immaginazione.

Nunzio Zeccato
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