Da Napoli a New York, Ciro Iovine della pizzeria Song’ e Napule NYC che sogna di servire la pizza a Maradona

Ciro Iovine
Napoli e New York due città  così lontane ma con molte cose in comune. Iniziano per “N”, sono bagnate dal mare, e sono due città  “Vive” e piene di energia. Napoli e New York sono unite anche dalla passione, quella che ha fatto la fortuna di tanti a Napoli come a New York. La passione per il cibo in particolare modo per il prodotto italiano o meglio napoletano più conosciuto al mondo: la pizza. C’è una pizzeria a New York, al 146 W Houston St (7094,32 km) 10012 New York, NY, che più che una pizzeria è un trionfo di napoletanità  all’estero. Il nome? Song’ e Napule NYC. Ad accogliere la clientela c’è il vero protagonista, Ciro Iovine, che anni fa ha avuto l’idea di lasciare la sua terra per sbarcare a New York per rincorrere il celebre “Sogno Americano”.

In questo periodo post lockdown abbiamo pensato anche ai tanti connazionali che come quelli italiani si trovano a vivere le stesse difficoltà  con la riapertura delle attività. Abbiamo intervistato Ciro, parlando di ricominciare, e di quanto è fondamentale il sangue napoletano che gli scorre nelle vene in un momento come questo.

Da Fuorigrotta a New York cosa ricorda del Ciro bambino e adolescente che viveva a Napoli?

“Ho tanti ricordi, quelli ancora vivi sono, io scugnizzo che giocava per strada, mia mamma diceva sempre che ero allergico alla casa, di fatti ero sempre fuori, forse sapevo già che dovevo scoprire nuovi territori”.

Quando è nata l’idea di New York?

“Più che idea, è nata un’opportunità, ho viaggiato parecchio e New York mi è stata proposta come pizzaiolo all’inizio della mia carriera americana. Poi con il passare del tempo mi sono creato una mia identità”.

Quali sono state le reazioni dei suoi familiari all’idea di partire per la Grande Mela?

“Nessuna reazione particolare, New York è solo una delle tante città in cui ho vissuto. La prima è stata Londra, poi le Isole Cayman, il Nord Italia e Nizza. Erano oramai abituati da parecchio”.

Un momento difficile per tutto il mondo, voi come state affrontando questa pandemia e le problematiche che comporta soprattutto ad attività di ristorazione come la vostra?

“All’inizio con un po’ di ansia, devo essere sincero, anche perchè le notizie che arrivavano dall’Italia non erano positive, ma qui ci siamo fermati solamente per mia scelta, i delivery potevano continuare a farli, come anche i pick up. Adesso abbiamo incominciato da qualche settimana e devo dire che quell’ansia che avevo prima e quasi scomparsa”.

Quale consiglio da ai suoi colleghi napoletani e italiani che stanno cominciando ad aprire le attività da noi in Italia?

“Non conosco ancora le regolazioni che ci sono in Italia, l’unico vero consiglio che mi permetto di dare è avere fiducia in se stessi”.

Quanto le manca Napoli?

“Abbastanza, mi farebbe piacere tornarci e semmai aprire qualcosa nella mia città  e nel mio quartiere Fuorigrotta. Dopo questo Covid-19, sicuramente le cose e le idee sono cambiate e leggermente ridimensionate, ma si mi manca davvero tanto!!!”

Qual è il piatto italiano più richiesto oltre alla pizza? 

“Dopo la pizza i piatti classici sono quelli più richiesti, dal pallone di Maradona con la nutella, allo scarpariello dallo scialatiello ai pacchetti alla genovese”.

Ho conosciuto la sua storia grazie a Luca Marfè, giornalista napoletano che spesso ha raccontato la storia degli italiani nella “Grande Mela”, quanto è importante per voi napoletani a New York il fatto che i giornali italiani parlino di voi che siete ambasciatori di Napoli e dell’Italia all’estero?

“Non mi sento ambasciatore, Luca è un grande amico che ha creduto nel nostro progetto da quando ho aperto il mio ristornate, io sono davvero un ragazzo tranquillo e molto umile, la mia missione è portare la napoletanità agli americani, poter far conoscere a loro quel pizzico di pazzia napoletana, sicuramente avere un giornalista o un canale che possa far conoscere ai nostri cittadini Italiani la nostra storia sarebbe fantastico”.

Ciro Iovine

Quanto è fondamentale essere napoletani per affrontare la decisione di aprire un’attività  all’estero e sia la situazione di oggi a New York?

“Non so quanto sia essenziale essere Napoletani o meno, aprire un’attività all’estero sicuramente ci vuole, sopratutto ora, coraggio!”.

Chi sono i tuoi clienti a New York essendo una città invasa da turisti? 

“Molto vari, non ci sono solo italiani, ma tanti sudamericani. I turisti si, appena leggono fuori Song’ e Napule corrono dentro”.

Per quale personaggio noto vorrebbe preparare una pizza?

“Ho servito parecchi personaggi famosi, come Bobo Vieri, Borriello, Ciro Ferrara e altri, chi vorrei, MARADONA!!”

Se lei non avesse fatto il pizzaiolo quale sarebbe stato il tuo sogno?

“Difficile pensarmi se non dietro ad un bancone da pizza, ho iniziato all’età di 13 anni!”.

Quante altre sedi ha oltre a questa?

“Una sede. Spero presto di ampliare con un’altra sede, vediamo dove, stiamo ancora decidendo il posto giusto per noi”.

Progetti futuri?

“Ne avevamo tanti, adesso ci siamo rallentati i problemi attuali dei vari virus e altro, ci hanno fatto rallentare parecchio”.

Tornerà a Napoli un giorno in pianta stabile? 

“Non so proprio rispondere a questa domanda, forse la risposta è si, ma ormai qui ho la mia famiglia”.

Nunzio Zeccato ringrazia Ciro Iovine per la bellissima intervista rilasciata.

Nunzio Zeccato
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