Agricoltura biologica: 40 milioni in arrivo dall’Europa per aumentare la produzione

Agricoltura biologicaL’Europa accelera sullo sviluppo dell’agricoltura biologica, e punta a ridurre l’uso della chimica in agricoltura. Incentivare ulteriormente la domanda di prodotti biologici, già da anni in forte crescita, preservando al tempo stesso la fiducia dei consumatori; incoraggiare l’aumento delle superfici destinate alla produzione biologica e rafforzare il ruolo del settore nella lotta contro i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità. Sono i tre pilastri su cui poggia il piano d’azione promosso dalla Commissione europea. 

L‘obiettivo stabilito dal Green Deal europeo è di portare nel giro dei prossimi 10 anni al 25% le superfici coltivate a biologico nell’Unione. L’Italia è già leader con oltre il 15% dell’intera superficie agricola dedicato a fronte di una media Ue del 7,5%. Sarà intanto fissato a partire dal 2021 un budget specifico, pari a 40 milioni, da utilizzare nell’ambito dei programmi di promozione all’estero dei prodotti europei.

L’importo cofinanzierà iniziative di promozione e campagne d’informazione per sensibilizzare i consumatori sulle qualità dei prodotti biologici – che si distinguono da quelli tradizionali per il mancato ricorso alla chimica – e favorire così l’espansione della domanda.

Uno stanziamento che si aggiunge agli incentivi europei previsti da tutti i piani regionali di sviluppo rurale per il mantenimento o la conversione delle aziende agricole verso il metodo di produzione biologico. Piani che hanno avuto un ruolo determinante nella vorticosa crescita degli ultimi anni, accanto alle preferenze dei consumatori in un mercato che sempre più premia i cibi percepiti come ecosostenibili. Una crescita che Bruxelles vuole continuare a sostenere anche attraverso la riforma in corso della Pac.

Agricoltura biologica: la scelta di Bruxelles

Bruxelles ha proposto di rinviare di un anno l’entrata in vigore, in calendario l’1 gennaio 2021, della nuova normativa in materia di agricoltura biologica. Si tratta del regolamento approvato nel 2018, contestato soprattutto dall’Italia perché, tra le altre cose, non riconosce l’obbligatorietà dei vincoli sui residui di fitofarmaci applicati invece dai produttori italiani. Questa decisione penalizzerà in qualche modo la leadership e l’eccellenza del biologico made in Italy.

Il regolamento prevede una razionalizzazione dei controlli, la possibilità di ottenere certificazioni di gruppo per i piccoli produttori e il rispetto degli standard Ue per i prodotti importati, oltre a una più netta separazione per le aziende miste.

Agricoltura biologica in Italia

L’Italia ha visto negli ultimi dieci anni quasi raddoppiare le superfici coltivate a biologico (+76% dal 2010 secondo i dati Sinab-Nomisma). Giunte a ridosso dei 2 milioni di ettari, pari al 15,5% della superficie totale, con 79mila aziende che operano in un mercato stimato in oltre 4 miliardi annui, di cui oltre la metà arriva dall’export.

In questo scenario FederBio, lamenta però la scarsa attenzione per il settore: «Di fronte a un quadro europeo che punta all’affermazione del biologico come paradigma di riferimento per il sistema agroalimentare, è incomprensibile che l’Italia non si allinei a questa strategia rischiando di non intercettare le risorse che l’Europa mette a disposizione, con evidenti ripercussioni sulle nuove opportunità per il territorio e in particolare per i giovani».

NUNZIO ZECCATO

PH: AMNOTIZIE.IT

Nunzio Zeccato
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