Aglianico on the road

Facebook
YouTube
Pinterest
Instagram

Dal Vulture a Taurasi

Il viaggio di un vino senza età

Tutti sicuramente conoscerete l’aglianico, vitigno tipicamente meridionale che trova il suo habitat d’elezione in alcune regioni come Campania, Basilicata Molise e Puglia. Andando indietro nel tempo la sua storia risale probabilmente ai Greci che introdussero questa uva intorno al VII secolo a.C. e che i romani rinominarono “Vitis Ellenica”  per poi utilizzarla per produrre il loro famoso “Falerno”. Le sue uve se addomesticate donano vini di grande struttura e longevità tanto da essere stato definito il “Barolo del Sud”,  anche se a mio parere il Barolo è “l’Aglianico del Nord”!
L’aglianico (la “a” è minuscola quando ci riferiamo all’uva o al vitigno, maiuscola quando parleremo del vino) predilige le colline con terreni di buona costituzione come ad esempio quelli di origine vulcanica anche se ha una buona adattabilità al terreno; resiste bene ai parassiti come oidio e peronospora. Nonostante cio è un vitigno non facile da coltivare per ottenere dei buoni risultati: matura tardi rispetto alle altre uve, ha poca vigoria ed una produzione costante nonchè un alto contenuto di polifenoli che appena raccolto lo rendono spigoloso, va quindi addomesticato affinchè diventi morbido e piacevole al punto giusto.

Ma di uve aglianico ne esistono svariati tipi e anche le differenti lavorazioni fanno diventare i vini prodotti “fratelli” più o meno uguali tra loro. In Basilicata la produzione al alta vocazione di questo vitigno è concentrata nellla zona del Monte Vulture, un vulcano inattivo che ha attorno ad esso uno scenario veramente suggestivo fatto di castagni e filari. Qui si raggiungono altitudini notevoli (circa 600 mt s.l.m.) ed importanti livelli qualitativi: si distinguono due denominazioni quali Aglianico del Vulture e Aglianico del Vulture Superiore DOCG, dove alcuni produttori riescono a collocarsi tra i migliori rossi italiani.
In Campania invece troviamo ben tre biotipi di Aglianico: quello di Taurasi, quello “amaro” e l’aglianichello che comprendono ben sette DOC e due DOCG. Nel napoletano l’aglianichello trova la sua collocazione alle pendici del Vesuvio, nella Penisola Sorrentina ed in Costa D’Amalfi dove è impiegato solitamente accanto ad altri vitigni (solitamente piedirosso o per’ ‘e palumm’). Spostandoci invece nelle provincie di Caserta e Benevento la produzione del biotipo “amaro” raggiunge buoni risultati grazie anche alla buona vigoria della pianta rispetto alle altre zone, ricordiamo tra esse le denominazioni Falerno Del Massico e Aglianico del Taburno DOCG per i vini di grande prestigio. Nella zona di Taurasi la produzione invece si concentra sulla lavorazione in purezza le quali danno vita alla DOCG Taurasi nonchè alla sottozona Campi Taurasini nella DOC Irpinia: il biotipo presente in zona garantisce maggiore concentrazione zuccherina ed acidità nonchè una trama polifenolica meno ricca di tannini verdi, che apre la strada al suo invecchiamento.
L’ Aglianico è un vino facilmente riconoscibile, di colore non troppo intenso e con un bouquet complesso man mano che invecchia, asciutto al palato e con una spiccata freschezza che lo distingue; qualche differenza possiamo notarla nei profumi che nella zona del Taburno sono più freschi e fruttati della zona del Vulture dove gli negli aromi si arricchiscono di profumi floreali come la viola e sentori di tabacco. In Irpinia infine la speziatura diventa importante e le note si pepe nero, e chiodi di garofano ammaliano anche i meno esperti.

Cuncludendo quindi possiamo dire che tutte le zone citate possono offrire tanto, ma ad ognuno il suoAglianico!

 

 

Facebook
YouTube
Pinterest
Instagram

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *